Vegetata italiana: storia, varianti e reparti che la usano

Vegetata Italiana: storia, caratteristiche e varianti della mimetica dell’Esercito

20 Gennaio, 2026

La vegetata italiana è diventata negli anni un simbolo riconoscibile: la vedi in addestramento, nelle dotazioni operative, nel mondo outdoor e anche nello streetwear “military style”.
Ma non nasce per moda: nasce per funzionare davvero, in ambienti mediterranei e boschivi, con una logica precisa di colori e forme.

In questa guida trovi:

  • Come e perché è nata
  • Quali sono le caratteristiche che la rendono efficace
  • Come si è evoluta nel tempo
  • Le varianti principali e dove vengono usate
  • Una tabella reparti/usi tipici (chi la indossa e in che contesto)

Cos’è la Vegetata Italiana

La vegetata è lo schema mimetico adottato come standard dalle Forze Armate italiane (in particolare dall’Esercito) a partire dai primi anni 2000. In pratica, è la risposta italiana all’esigenza di un camouflage moderno, pensato per:

  • vegetazione mediterrane
  • boschi e aree collinari
  • ambienti misti (terra, erba secca, arbusti)

La prima versione viene comunemente indicata come introdotta nel 2004.

Perché si chiama “Vegetata”?

Perché è progettata per “spezzare” la figura umana nel verde, tra fogliame, rami, sottobosco e vegetazione irregolare.
Non è un pattern “a macchie tonde” classico: è più frastagliato, con una resa visiva molto dinamica, che aiuta a confondersi in ambienti naturali complessi.

Le caratteristiche principali della Vegetata (e perché funziona)

1) Palette pensata per l’Italia

La vegetata usa una base khaki/sabbia con sovrapposizioni in toni scuri (marroni e verdi). Questa combinazione è fatta per funzionare bene dove:

  • il verde non è “pieno” tutto l’anno
  • ci sono zone secche, terra, foglie marroni, ombre forti

La prima vegetata viene descritta con base khaki e tonalità di verde oliva e marroni.

2) Effetto “frattale/digitale” (ma non pixellato)

Spesso la vegetata viene definita digitale perché progettata in modo “moderno” e computerizzato (frattale), anche se non è a pixel quadrati come alcuni camouflage USA.

3) Forme irregolari = silhouette spezzata

Il vantaggio principale è che, a distanza media, la sagoma non risulta “pulita”.
Per questo è apprezzata anche in:

  • softair e reenactment
  • outdoor/trekking
  • workwear tecnico (tasche, ripstop, resistenza)

La storia: da dove arriva la mimetica italiana (prima della Vegetata)

Per capire la vegetata, serve un passo indietro.

Anni ’40 - ’60: M29 e primi pattern

Dopo la guerra, viene ufficializzato l’uso di schemi mimetici come il M29, nato anche dall’idea del telo mimetico, poi diventato uniforme in alcuni contesti.

Anni ’70 - inizio ’90: Roma75 (monocromatica)

Per un periodo, l’Italia usa una tenuta molto riconoscibile: verde oliva uniforme, niente mimetismo a macchie.

Anni ’90: Woodland “all’italiana” e versioni dedicate a missioni estere

Negli anni ’90 torna il mimetismo in stile Woodland (influenzato dagli USA) e, per teatri specifici, vengono create varianti più adatte a climi diversi.

2004: arriva la Vegetata

Nel 2004 viene introdotta la vegetata come salto generazionale: schema moderno, colori più adatti al territorio e progressiva evoluzione dell’uniforme.


Evoluzione della Vegetata: dal 2004 al “Soldato Futuro”

Qui succede una cosa importante: non cambia solo il disegno, ma anche la logica della divisa.

1) Vegetata 2004: la prima versione

  • pattern frattale
  • taglio più “BDU” (più classico)
  • colori meno “neri” rispetto alle versioni successive

2) Aggiornamento successivo: colori più intensi + aggiunta del nero

Dopo pochi anni, il pattern viene leggermente modificato rendendo i colori più intensi e introducendo anche il nero.

3) Passaggio al concept “Soldato Futuro”

Con l’evoluzione della dotazione, il focus va su:

  • tessuti tipo Ripstop
  • ergonomia e tasche più funzionali
  • velcri e predisposizione per patch/nomi
    Questo filone viene associato al concetto di Sistema Soldato / Soldato Futuro.

Tabella varianti della Vegetata e relativi reparti

(L'uso preciso può cambiare per missione, periodo e disponibilità. Qui trovi gli scenari più comuni e “come viene usata di solito”.)

Variante / Nome comune Periodo Caratteristiche Uso tipico / contesti
Vegetata 2004 dal 2004 Base khaki + verdi/marroni, pattern frattale Standard Esercito in fase iniziale
Vegetata “nuova generazione” (post-2004) anni successivi Colori più intensi + presenza di nero Dotazioni più recenti e più diffuse
Vegetata “Soldato Futuro” (taglio moderno) evoluzione anni 2000+ Ripstop, velcri, layout più tattico e funzionale Impiego generale E.I. e reparti operativi
Vegetata Desert / Desertica teatri esteri Toni sabbia/marroni più chiari Missioni in ambienti aridi e climi desertici
Multi-terreno Modello 2025 (nuovo corso) dal 2025 Camouflage multi-terrain per più ambienti In transizione / adozione progressiva

Quali reparti la usano davvero?

Esercito Italiano (uso più esteso)

L’Esercito è quello che ha reso la vegetata iconica: addestramento, attività ordinaria e molte dotazioni operative.

Forze speciali e reparti “ad alta operatività”

Qui spesso entrano in gioco scelte più “mission-based” (anche multi-terrain o altre soluzioni), soprattutto in teatri specifici. In generale, molte unità di élite sono inquadrate e organizzate in ambito COFS.

Forze dell’ordine

Qui è importante distinguere:

  • camo “stile vegetata” (abbigliamento tecnico, training, repliche)
  • uniforme e segni distintivi ufficiali (disciplina specifica)

Come riconoscere una buona vegetata (se la compri per lavoro o outdoor)

1) Tessuto

  • Ripstop = più resistente
  • cuciture rinforzate = meno strappi

2) Taglio

  • tasche ampie e posizionate bene (anche con zaino/gilet)
  • ginocchia rinforzate
  • chiusure solide (zip o bottoni robusti)

3) Coerenza colori
Una vegetata “spenta” o sbilanciata spesso è un segnale di qualità bassa o stampa economica.

Vegetata e stile: perché piace anche fuori dall’ambiente militare

La vegetata funziona anche come look perché comunica:

  • praticità
  • identità “operativa”
  • estetica strong ma versatile

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Attenzione: si può indossare la vegetata da civili?

In generale, il pattern mimetico in sé non è “vietato”.
Il punto critico è non sembrare un militare in servizio e non usare segni distintivi ufficiali (gradi, fregi, ecc.).

Esempio: l’uso indebito di uniforme o distintivi militari è disciplinato da norme specifiche.
👉 Quindi: ok outfit in stile military, evita patch e gradi ufficiali se non sei autorizzato.

FAQ

La vegetata italiana è “digitale”?

Sì nel senso di progettazione (frattale/computerizzata), ma non “pixellata” a quadratini.

In che anno nasce la vegetata?

La prima versione viene indicata come introdotta nel 2004.

Esiste la vegetata desertica?

Sì: viene collegata a impieghi in ambienti aridi e missioni estere.

Vegetata e Woodland: che differenza c’è?

Woodland = schema anni ’90 ispirato agli USA; vegetata = salto generazionale con schema frattale e palette più “italiana”.

La vegetata verrà sostituita?

Negli ultimi aggiornamenti si parla di un nuovo mimetismo multi-terreno modello 2025, legato a forniture e adozione progressiva.

Per outdoor conviene davvero?

Sì, perché è robusta, funzionale e mimetizza bene in ambienti boschivi e misti (soprattutto in Italia).

Conclusione

La vegetata italiana non è diventata famosa per caso: è il risultato di un’evoluzione concreta, nata da esigenze operative reali e adattata nel tempo a missioni, materiali e standard sempre più moderni. È una mimetica riconoscibile, efficace nel territorio italiano e versatile abbastanza da essere apprezzata anche fuori dal contesto militare, tra outdoor e abbigliamento tecnico.

Se stai cercando capi affidabili, comodi e resistenti, la vegetata resta una scelta solida: che tu la voglia per lavoro, per addestramento, per attività all’aperto o semplicemente per uno stile military autentico, sapere quale versione scegliere e come riconoscere la qualità fa tutta la differenza.